Home/Dietro la sonda/Riflessioni
RIFLESSIONI

Screening ecografico: prevenzione o eccesso di controlli?

Dr. Eyal Hayden·9 ottobre 2026·14 min di lettura
Copertina dell'articolo sullo screening ecografico, tra prevenzione e rischio di eccesso di controlli

Quando fare un'ecografia anche senza sintomi può salvare vite, quando non serve e cosa ci dice la ricerca scientifica.

«Dottore, non ho nessun disturbo. Però vorrei fare un'ecografia completa, giusto per controllare che sia tutto a posto.»

È una richiesta comprensibile.

L'ecografia è un esame non invasivo, non utilizza radiazioni ionizzanti, è generalmente ben tollerata e permette di osservare numerosi organi.

Viene quindi spontaneo pensare:

«Se posso guardare dentro il corpo senza rischi importanti, perché non farlo periodicamente?»

La domanda sembra semplice.

La risposta, però, è meno scontata.

Perché in medicina trovare qualcosa non significa necessariamente migliorare la salute di una persona.

Ed è proprio questo il punto centrale di ogni programma di screening.

Che cosa significa realmente fare screening?

Uno screening è un esame proposto a persone che non hanno sintomi della malattia che stiamo cercando, con l'obiettivo di identificarla prima che si manifesti clinicamente.

Ma perché uno screening sia utile non basta che l'esame riesca a individuare un'alterazione.

Deve dimostrare che anticipare la diagnosi produce un beneficio concreto.

Per esempio, può:

Questo significa che uno screening deve essere valutato considerando l'intero percorso che inizia con l'esame, non soltanto la qualità delle immagini.

Un'ecografia può essere tecnicamente eccellente, individuare una formazione di pochi millimetri e tuttavia non produrre alcun beneficio clinico se quella formazione non avrebbe mai causato problemi.

Screening e accertamento diagnostico non sono la stessa cosa

Immaginiamo due persone.

La prima ha dolore addominale persistente, alterazioni degli esami epatici o una massa palpabile.

La seconda sta bene, non ha sintomi e non presenta fattori di rischio particolari.

Entrambe eseguono un'ecografia dell'addome.

La procedura tecnica può essere identica.

Ma il significato clinico dell'esame è completamente diverso.

Nel primo caso l'ecografia viene utilizzata per rispondere a un quesito diagnostico.

Nel secondo viene utilizzata come controllo in una persona asintomatica.

La distinzione è fondamentale perché le prove scientifiche che sostengono l'impiego dell'ecografia in una determinata malattia non dimostrano automaticamente che sia utile cercare quella stessa malattia in tutta la popolazione.

Un esempio concreto: lo screening dell'aneurisma dell'aorta addominale

Esistono situazioni nelle quali l'utilità dello screening ecografico è stata dimostrata.

Uno degli esempi più importanti è l'aneurisma dell'aorta addominale.

L'aorta è la grande arteria che trasporta il sangue dal cuore verso la parte inferiore del corpo.

In alcune persone può sviluppare una dilatazione progressiva, chiamata aneurisma.

Il problema è che un aneurisma può rimanere completamente asintomatico per anni e, in determinate condizioni, andare incontro a rottura, un evento potenzialmente fatale.

Con un'ecografia possiamo misurare il diametro dell'aorta addominale in maniera relativamente semplice.

Ma la parte interessante non è soltanto questa.

Gli studi hanno dimostrato che lo screening ecografico può ridurre la mortalità legata all'aneurisma aortico negli uomini appartenenti alle fasce di rischio appropriate.

Una revisione sistematica della Cochrane Collaboration, che ha analizzato quattro studi randomizzati con oltre 137.000 partecipanti, ha rilevato negli uomini sottoposti a screening una riduzione relativa della mortalità specifica per aneurisma di circa il 40%.

Non significa che la mortalità generale si riduca del 40%, ma che il rischio di morire per un aneurisma aortico risulta significativamente inferiore nella popolazione studiata.

Sulla base delle evidenze disponibili, la United States Preventive Services Task Force (USPSTF) raccomanda un'ecografia una tantum negli uomini tra 65 e 75 anni che abbiano fumato almeno 100 sigarette nel corso della vita.

Negli uomini della stessa età che non hanno mai fumato, la decisione deve essere individualizzata. Le raccomandazioni per le donne sono differenti e dipendono dai fattori di rischio e dalla disponibilità delle evidenze.

Questo è un vero esempio di screening ecografico supportato da prove scientifiche.

Non perché l'ecografia sia innocua, ma perché, nella popolazione appropriata, è stato dimostrato un beneficio clinico.

Un altro esempio: la sorveglianza del tumore del fegato

Un secondo impiego importante riguarda le persone con un rischio elevato di sviluppare un carcinoma epatocellulare, il principale tumore maligno primitivo del fegato.

In particolare, molti pazienti con cirrosi rientrano in programmi di sorveglianza periodica.

Le raccomandazioni della European Association for the Study of the Liver (EASL) prevedono, nei pazienti selezionati per i quali la sorveglianza è indicata, un'ecografia epatica generalmente ogni sei mesi, con eventuale integrazione di marcatori ematici secondo il percorso adottato.

Anche qui il punto fondamentale è la selezione della popolazione.

Non stiamo proponendo un'ecografia semestrale del fegato a tutti gli adulti.

Stiamo cercando precocemente una specifica malattia in persone il cui rischio è sufficientemente elevato da giustificare la sorveglianza.

È inoltre importante ricordare che l'ecografia non identifica tutti i piccoli tumori epatici: la sua sensibilità può essere limitata, soprattutto quando la visualizzazione del fegato è difficoltosa.

La sorveglianza è quindi un percorso clinico strutturato, non una garanzia assoluta.

E lo screening ecografico della tiroide?

Qui troviamo un esempio quasi opposto.

L'ecografia tiroidea è molto sensibile nell'individuare noduli, anche piccolissimi.

E proprio questa sensibilità può creare un problema.

Molti noduli tiroidei sono benigni; inoltre, una parte dei piccoli carcinomi tiroidei può avere un'evoluzione talmente lenta da non provocare mai conseguenze cliniche durante la vita della persona.

Se eseguiamo ecografie tiroidee indiscriminatamente, aumentiamo la probabilità di identificare queste alterazioni.

Ma identificarle significa sempre salvare vite?

No.

La USPSTF raccomanda contro lo screening del carcinoma tiroideo negli adulti asintomatici a rischio ordinario, perché i possibili danni della sovradiagnosi e dei trattamenti non necessari superano i benefici attesi.

Questo non significa che l'ecografia tiroidea sia inutile.

È uno strumento diagnostico fondamentale quando esiste un'indicazione appropriata: un nodulo palpabile, un reperto clinico, una storia di rischio particolare o un nodulo già noto da caratterizzare.

Significa semplicemente che:

un ottimo esame diagnostico non è automaticamente un buon esame di screening.

E lo screening ecografico delle ovaie?

Anche in questo caso la distinzione è importante.

L'ecografia transvaginale può identificare formazioni ovariche e contribuire alla loro caratterizzazione.

Ma quando viene utilizzata per cercare il carcinoma ovarico in donne asintomatiche a rischio medio, le prove disponibili non hanno dimostrato un beneficio in termini di riduzione della mortalità.

Al contrario, i risultati falsamente positivi possono condurre ad accertamenti e interventi chirurgici non necessari.

Per questo la USPSTF raccomanda contro lo screening del carcinoma ovarico nelle donne asintomatiche senza una sindrome ereditaria nota ad alto rischio.

Ancora una volta:

essere capaci di trovare una formazione non significa che cercarla sistematicamente migliori gli esiti di salute.

E lo screening ecografico del pancreas?

«Dottore, possiamo controllare anche il pancreas? Ho sentito che il tumore del pancreas spesso viene scoperto troppo tardi.»

È una preoccupazione comprensibile.

Il carcinoma pancreatico può rimanere asintomatico nelle fasi iniziali e, quando provoca sintomi, può essere già in uno stadio avanzato.

Viene quindi spontaneo pensare che eseguire periodicamente un'ecografia addominale possa permettere di scoprirlo prima.

Ma non esistono prove che lo screening ecografico addominale nella popolazione generale asintomatica riduca la mortalità per tumore pancreatico.

C'è anche un limite tecnico importante.

Il pancreas si trova profondamente nell'addome, dietro lo stomaco, e la sua visualizzazione può essere ostacolata dal gas intestinale e dalle caratteristiche corporee del paziente.

Durante un'ecografia possiamo osservare il pancreas, identificare alcune alterazioni e riconoscere eventuali segni indiretti di patologia.

Ma non sempre riusciamo a visualizzare completamente l'organo e un'ecografia normale non permette di escludere un piccolo tumore pancreatico.

Per questo la USPSTF raccomanda contro lo screening del carcinoma pancreatico negli adulti asintomatici che non presentano un rischio elevato.

Esistono però situazioni differenti.

Alcune persone con importanti predisposizioni genetiche o una storia familiare particolarmente significativa possono beneficiare di programmi di sorveglianza specifici, generalmente presso centri specializzati.

In questi casi, le metodiche utilizzate comprendono soprattutto la risonanza magnetica con colangiopancreatografia (RM/MRCP) e l'ecoendoscopia (EUS), che non deve essere confusa con la normale ecografia transaddominale.

Le raccomandazioni dell'American Gastroenterological Association (AGA) e dell'International Cancer of the Pancreas Screening (CAPS) Consortium sottolineano l'importanza di riservare questi percorsi alle persone con rischio sufficientemente elevato.

Ancora una volta, la distinzione fondamentale è questa:

l'ecografia può essere utile per studiare il pancreas quando esiste un'indicazione clinica, ma non è un esame di screening universale per il tumore pancreatico.

E soprattutto:

“Il pancreas appare normale all'ecografia” non significa “abbiamo escluso con certezza un tumore pancreatico”.

Ma se un'ecografia trova una malattia prima che dia sintomi, non è comunque un vantaggio?

Non necessariamente.

Qui dobbiamo distinguere due concetti spesso poco conosciuti: sovradiagnosi e anticipazione diagnostica.

La sovradiagnosi

Si verifica quando identifichiamo una malattia o un'alterazione reale che, se non fosse stata scoperta, non avrebbe mai provocato sintomi o conseguenze durante la vita della persona.

Non è un errore dell'ecografista.

La formazione esiste davvero.

Il problema è che la sua scoperta può innescare controlli, biopsie o trattamenti senza produrre un beneficio.

Pensiamo a una piccola formazione tiroidea scoperta casualmente.

La sua identificazione può essere utile in determinate situazioni, ma in altre può avviare un percorso diagnostico e terapeutico che non sarebbe stato necessario.

L'anticipazione diagnostica

Immaginiamo una malattia destinata a manifestarsi clinicamente a 70 anni.

Uno screening la identifica a 65 anni.

La persona viene quindi considerata malata per cinque anni in più.

Ma se il momento della morte non cambia, abbiamo anticipato la diagnosi senza necessariamente prolungare la vita.

Questo fenomeno è chiamato lead-time bias.

È uno dei motivi per cui, negli studi sullo screening, non basta dimostrare che le persone diagnosticate precocemente sopravvivono più anni dalla diagnosi.

Bisogna verificare se diminuiscono realmente la mortalità o altre conseguenze cliniche importanti.

E i reperti incidentali?

Chi esegue ecografie sa quanto siano frequenti.

Una piccola cisti renale.

Un angioma epatico.

Un nodulo tiroideo.

Una formazione apparentemente benigna che il paziente ignorava di avere.

Molti di questi reperti non richiedono alcun trattamento e, quando sono caratterizzati con sufficiente certezza, possono non necessitare neppure di controlli.

Ma non sempre il loro significato è immediatamente chiaro.

Un reperto dubbio può portare a ulteriori ecografie, TAC, risonanze, visite specialistiche e talvolta procedure invasive.

Questi accertamenti possono essere del tutto appropriati quando servono a chiarire un sospetto clinicamente importante.

Il problema nasce quando il percorso viene avviato dalla ricerca indiscriminata di alterazioni in persone con una probabilità molto bassa di avere una malattia significativa.

Il rischio principale di uno screening ecografico non è necessariamente l'ecografia stessa, ma ciò che può accadere dopo.

E fare un'ecografia completa ogni anno?

È una delle proposte che meritano maggiore attenzione.

Un'ecografia dell'addome completo permette di valutare numerose strutture.

Ma non è un esame capace di escludere tutte le malattie addominali.

Non identifica necessariamente piccoli tumori, alterazioni precoci della mucosa intestinale o tutte le patologie pancreatiche.

E soprattutto non esistono prove sufficienti per raccomandare un'ecografia annuale dell'addome completo come screening universale degli adulti asintomatici a rischio ordinario.

Questo tema è stato affrontato anche in Italia.

Nel 2026 l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha pubblicato le Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale per l'Appropriatezza di Accesso all'Ecografia Addome Completo in Ambito Ambulatoriale.

Il documento, elaborato dalla Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) e dalla Società Italiana di Ultrasonologia in Medicina e Biologia (SIUMB), con la collaborazione di altre società scientifiche, individua situazioni nelle quali l'esame non è raccomandato perché manca un beneficio clinico-decisionale documentato.

L'obiettivo è ridurre gli esami di basso valore, le ripetizioni non motivate e il rischio di sovradiagnosi, favorendo percorsi diagnostici più appropriati.

Questo non significa che un'ecografia addominale in una persona senza sintomi sia sempre inutile.

Significa che l'indicazione deve derivare dal rischio individuale e da un obiettivo clinico preciso, non soltanto dal desiderio generico di controllare tutti gli organi.

Cosa ci insegnano gli studi sui check-up generali?

Un'osservazione interessante arriva dagli studi che hanno valutato i controlli sanitari generali nelle persone asintomatiche.

Una revisione della Cochrane Collaboration pubblicata nel 2019 ha analizzato 17 studi randomizzati; 15 di questi hanno fornito risultati, coinvolgendo complessivamente 251.891 partecipanti.

I risultati non hanno dimostrato una riduzione significativa della mortalità generale o per tumore nelle persone invitate a eseguire check-up generali rispetto a quelle non invitate.

È importante interpretare correttamente questo dato.

La revisione non dimostra che ogni controllo preventivo sia inutile, né valuta specificamente l'ecografia total-body.

Dimostra però che offrire indiscriminatamente più controlli sanitari non garantisce risultati migliori.

La prevenzione efficace richiede interventi selezionati, non semplicemente un maggior numero di esami.

Allora quando ha senso fare un'ecografia preventiva?

La domanda corretta non è:

«Ogni quanto dovrei fare un'ecografia?»

Ma:

«Quale malattia stiamo cercando, qual è il mio rischio di averla e cosa cambierebbe se la trovassimo?»

Per chiarire la differenza, possiamo riassumere alcuni esempi.

SituazioneCosa indicano le evidenze
Screening dell'aneurisma aortico in uomini di 65–75 anni con storia di fumoBeneficio dimostrato; raccomandata ecografia una tantum
Sorveglianza del carcinoma epatocellulare in pazienti selezionati ad alto rischioEcografia periodica raccomandata, generalmente ogni sei mesi
Screening tiroideo nella popolazione adulta asintomatica a rischio ordinarioNon raccomandato
Screening ovarico con ecografia transvaginale nelle donne asintomatiche a rischio medioNon raccomandato
Screening del carcinoma pancreatico con ecografia addominale nella popolazione asintomatica a rischio ordinarioNon raccomandato; nei soggetti ad alto rischio possono essere indicati programmi specialistici con RM/MRCP ed ecoendoscopia
Ecografia annuale dell'addome completo in tutti gli adulti saniBeneficio clinico non dimostrato; non raccomandata come programma universale

Sono esempi, non indicazioni individuali. Le decisioni possono cambiare in presenza di fattori di rischio specifici, familiarità, condizioni ereditarie o patologie già note.

E se il paziente desidera comunque fare un controllo?

Credo che questa sia la parte più delicata del rapporto tra medico e paziente.

Una persona che chiede un'ecografia preventiva non sta necessariamente chiedendo un esame inutile.

Spesso sta esprimendo un bisogno comprensibile: sapere se c'è qualcosa che non va, prima che sia troppo tardi.

La risposta non dovrebbe essere semplicemente:

«Non serve.»

Dovrebbe essere una conversazione.

Quali sono le sue preoccupazioni?

Ha una familiarità particolare?

Ci sono fattori di rischio?

Esistono sintomi che non ha considerato importanti?

Quale malattia vorrebbe escludere?

Esiste un test di screening validato per quella malattia?

A volte la conclusione sarà che un'ecografia è appropriata.

Altre volte sarà più utile controllare la pressione arteriosa, valutare il rischio cardiovascolare, correggere un fattore metabolico o partecipare a uno screening oncologico organizzato.

Per esempio, in Italia i programmi di screening per mammella, cervice uterina e colon-retto utilizzano metodiche specifiche e percorsi strutturati, non un'ecografia generica dell'addome.

Prevenzione non significa cercare tutto con qualunque strumento disponibile.

Significa scegliere ciò che ha maggiori probabilità di migliorare realmente la salute.

Una frase da dimenticare

«L'ecografia non fa male, quindi male non può fare.»

È vero che l'ecografia diagnostica, utilizzata correttamente, ha un profilo di sicurezza molto favorevole e non comporta esposizione a radiazioni ionizzanti.

Ma la sicurezza fisica dell'esame non coincide con l'utilità clinica del suo impiego.

Un test può essere sicuro e, contemporaneamente, produrre falsi allarmi, sovradiagnosi, ansia o accertamenti non necessari.

La frase corretta dovrebbe essere:

«L'ecografia è un esame sicuro, ma deve essere utilizzata quando le informazioni che può fornire hanno un valore clinico.»

In breve

L'ecografia è uno strumento straordinariamente utile nella diagnosi e nel monitoraggio di numerose malattie.

Può essere anche un ottimo strumento di screening.

Ma non esiste uno screening ecografico universalmente utile per tutte le persone e per tutti gli organi.

L'efficacia dipende dalla malattia ricercata, dal rischio individuale, dalla capacità dell'esame di identificarla e, soprattutto, dalla possibilità che la diagnosi precoce migliori gli esiti clinici.

Abbiamo esempi di beneficio dimostrato, come lo screening dell'aneurisma dell'aorta addominale in popolazioni selezionate.

Abbiamo situazioni nelle quali l'ecografia è raccomandata per una sorveglianza periodica, come nel carcinoma epatocellulare nei pazienti ad alto rischio.

E abbiamo esempi nei quali cercare sistematicamente una malattia con l'ecografia può produrre più danni che benefici, come nello screening tiroideo indiscriminato.

Per questo, quando un paziente mi dice:

«Dottore, vorrei fare un'ecografia anche se sto bene, per prevenzione.»

la prima domanda che mi pongo non è:

«Quali organi possiamo guardare?»

Ma:

«Quale beneficio concreto possiamo ottenere per questa persona?»

Perché una buona prevenzione non si misura dal numero di esami eseguiti, ma dalle malattie e dalle complicanze che riusciamo realmente a evitare.

Riferimenti

Hai un dubbio su un controllo ecografico?Una valutazione clinica aiuta a capire quale esame è realmente utile in base ai sintomi e ai fattori di rischio.
PRENOTA UNA VISITA
Dr. Eyal Hayden
Dr. Eyal HaydenSpecialista in Medicina Interna ed Ecografia Diagnostica. Titolare dell'Ambulatorio Internistico ed Ecografico di Casorate Primo (PV).