Home/Dietro la sonda/Domande frequenti
DOMANDE FREQUENTI

L'intestino si può vedere con l'ecografia?

Dr. Eyal Hayden·2 ottobre 2026·10 min di lettura
Ecografia intestinale con sonda addominale e immagine ecografica dell'intestino

Sì. L'ecografia intestinale permette di osservare la parete dell'intestino, il suo movimento, la vascolarizzazione e ciò che accade nei tessuti circostanti. Ma non vede tutto e, soprattutto, non sostituisce automaticamente colonscopia, TAC o risonanza magnetica. Il suo valore dipende dalla domanda clinica a cui dobbiamo rispondere.

«Dottore, ma con l'ecografia si vede anche l'intestino?»

È una domanda che mi viene fatta spesso.

A volte è accompagnata da un'altra convinzione:

«Mi avevano detto che l'intestino non si può vedere perché contiene aria.»

C'è una parte di verità.

L'aria è uno dei principali ostacoli agli ultrasuoni e può impedire di visualizzare alcune strutture.

Ma da qui a dire che l'intestino non possa essere studiato ecograficamente c'è una bella differenza.

Oggi esiste una vera e propria ecografia intestinale, o intestinal ultrasound (IUS), utilizzata sia nella valutazione di alcune patologie acute sia, in maniera sempre più strutturata, nelle malattie infiammatorie croniche intestinali.

La European Federation of Societies for Ultrasound in Medicine and Biology (EFSUMB) ha pubblicato specifiche raccomandazioni sull'ecografia gastrointestinale e intestinale. Più recentemente, le linee guida congiunte della European Crohn's and Colitis Organisation (ECCO), della European Society of Gastrointestinal and Abdominal Radiology (ESGAR), della European Society of Pathology (ESP) e dell'International Bowel Ultrasound Group (IBUS) hanno ulteriormente definito il ruolo della metodica nelle malattie infiammatorie intestinali.

Ma che cosa vediamo realmente?

Non guardiamo semplicemente “dentro” l'intestino

Questo è il primo concetto da chiarire.

Durante una colonscopia una telecamera entra nel lume intestinale e permette di osservare direttamente la superficie interna, cioè la mucosa.

L'ecografia funziona diversamente.

La sonda rimane sull'addome e ci permette di osservare l'intestino attraverso la parete addominale.

Possiamo studiare la parete intestinale e, quando le condizioni sono favorevoli, riconoscerne la stratificazione.

Possiamo inoltre osservare ciò che succede attorno all'intestino.

Ed è proprio questa una delle caratteristiche interessanti dell'esame.

La domanda quindi non è:

«L'ecografia vede le stesse cose della colonscopia?»

No.

La domanda corretta è:

«Quali informazioni può aggiungere?»

La prima cosa che guardiamo: lo spessore della parete

La parete intestinale normale è sottile.

Quando è presente un processo infiammatorio può diventare più spessa.

Per questo uno dei parametri fondamentali dell'ecografia intestinale è il Bowel Wall Thickness (BWT), cioè lo spessore della parete.

Le attuali linee guida europee raccomandano che la misurazione dello spessore della parete faccia parte della valutazione ecografica intestinale. Nelle IBD viene comunemente utilizzato un valore intorno ai 3 mm come riferimento operativo in molti segmenti e sistemi di scoring, ma il numero deve sempre essere interpretato considerando sede e contesto.

E qui ritorna un principio che abbiamo già incontrato molte volte in Dietro la sonda:

il numero è importante, ma non basta.

Una parete più spessa ci dice che qualcosa è cambiato.

Non ci dice automaticamente perché.

Poi guardiamo com'è fatta quella parete

La parete intestinale ecograficamente non appare come una semplice linea.

Con sonde ad alta frequenza possiamo riconoscere diversi strati.

Quando è presente un processo patologico possiamo quindi chiederci:

Anche l'architettura della parete entra quindi nel ragionamento.

Due anse intestinali con lo stesso spessore non necessariamente raccontano la stessa storia.

Possiamo vedere anche se la parete è più vascolarizzata

Qui entra in gioco il Color Doppler.

Quando una parete intestinale è infiammata, il flusso sanguigno può aumentare.

Il Doppler permette di cercare questa iperemia.

Nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, spessore della parete e vascolarizzazione sono due dei parametri ecografici più importanti per valutare l'attività della malattia.

Le linee guida ECCO-ESGAR-ESP-IBUS del 2025 raccomandano infatti di valutare sia il BWT sia il segnale Color Doppler durante l'IUS.

Questo permette di passare da:

«la parete è spessa»

a un'osservazione più completa:

«la parete è spessa e mostra segni di aumentata attività vascolare».

Ma l'ecografia intestinale non guarda soltanto l'intestino

Questo è uno degli aspetti che trovo più interessanti.

Durante l'esame possiamo valutare anche quello che succede intorno all'ansa intestinale.

Per esempio possiamo cercare alterazioni del grasso mesenterico, raccolte, dilatazione delle anse e, in determinati contesti, stenosi, fistole o altre complicanze.

Nella malattia di Crohn questo è particolarmente importante, perché il processo infiammatorio non riguarda necessariamente soltanto la superficie interna dell'intestino.

Può coinvolgere l'intera parete e le strutture circostanti.

Per questo l'IUS e la risonanza magnetica sono considerate metodiche di imaging cross-sectional, cioè capaci di studiare l'intestino oltre la sola superficie mucosa. Nelle IBD croniche hanno inoltre il vantaggio di non utilizzare radiazioni ionizzanti.

E possiamo vedere l'intestino muoversi

L'ecografia ha un'altra caratteristica particolare:

è dinamica.

Non osserviamo semplicemente una fotografia.

Vediamo l'intestino mentre si muove.

Possiamo osservare la peristalsi, comprimere delicatamente un'ansa con la sonda, verificare se è comprimibile e osservare come reagisce durante l'esame.

In alcune situazioni questo componente dinamico fornisce informazioni che una singola immagine statica non potrebbe darci.

L'intestino, del resto, è un organo in continuo movimento.

Ed è interessante poterlo studiare proprio mentre sta funzionando.

In quali malattie è particolarmente utile?

Uno dei campi nei quali l'ecografia intestinale ha acquisito maggiore importanza è quello delle malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), in particolare malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa.

Qui l'ecografia può essere utilizzata non soltanto nella valutazione iniziale, ma anche nel monitoraggio nel tempo.

Possiamo osservare se la parete si riduce di spessore.

Se diminuisce la vascolarizzazione.

Se cambiano i segni di infiammazione circostante.

In altre parole, possiamo valutare se l'intestino sta rispondendo alla terapia.

Le linee guida europee del 2025 indicano IUS e risonanza magnetica enterografica come metodiche centrali di imaging nelle IBD e sottolineano il valore dell'IUS nella valutazione ripetuta dell'attività e della risposta terapeutica.

E questo comporta un vantaggio evidente:

l'ecografia può essere ripetuta senza esposizione a radiazioni ionizzanti.

E nell'appendicite?

Anche qui l'ecografia può avere un ruolo importante.

Quando l'appendice è visualizzabile possiamo valutarne diametro, comprimibilità, parete, contenuto e tessuti circostanti.

Ma c'è un punto fondamentale:

non vedere l'appendice non significa automaticamente escludere un'appendicite.

Gas intestinale, posizione dell'appendice, caratteristiche corporee e altri fattori possono limitarne la visualizzazione.

Per questo il risultato dell'ecografia deve essere sempre integrato con sintomi, visita, esami di laboratorio e, quando necessario, ulteriori metodiche di imaging.

E nella diverticolite?

Anche una diverticolite può produrre reperti riconoscibili ecograficamente.

Possiamo osservare un tratto di colon alterato, ispessimento della parete, modificazioni del tessuto adiposo circostante e il diverticolo coinvolto.

In mani esperte l'ecografia può quindi contribuire alla valutazione di pazienti selezionati.

Ma anche qui non dobbiamo trasformare una possibilità diagnostica in una promessa:

non ogni dolore nel quadrante inferiore sinistro può essere diagnosticato con l'ecografia.

In alcune situazioni la TAC rimane necessaria.

“Ho la pancia gonfia: con l'ecografia si vede perché?”

Qui bisogna essere particolarmente chiari.

L'ecografia può mostrarci alcuni elementi.

Possiamo osservare distensione di anse, contenuto, peristalsi e cercare alterazioni strutturali.

Ma sintomi come:

non hanno necessariamente una causa visibile ecograficamente.

Disturbi gastrointestinali funzionali possono provocare sintomi molto importanti pur in assenza di alterazioni strutturali evidenti.

EFSUMB ha dedicato un consensus specifico proprio all'ecografia nei disturbi funzionali gastrointestinali, un ambito nel quale la metodica può fornire informazioni fisiologiche interessanti ma non deve essere utilizzata come una sorta di “rivelatore universale” della causa dei sintomi.

E i tumori intestinali?

L'ecografia può occasionalmente identificare un ispessimento o una formazione intestinale sospetta.

Ma non è un esame di screening per il tumore del colon e non sostituisce la colonscopia quando questa è indicata.

Questo è un punto importante.

Un'ecografia intestinale normale non permette di affermare:

«non ci sono polipi o tumori intestinali».

Piccole lesioni della mucosa possono non essere visibili ecograficamente.

Ancora una volta, ogni metodica vede alcune cose molto bene e altre molto meno.

Quindi sostituisce la colonscopia?

No.

Ed è meglio dirlo chiaramente.

La colonscopia permette di osservare direttamente la mucosa e soprattutto consente di eseguire biopsie e procedure operative.

L'ecografia non può farlo.

D'altra parte, l'ecografia permette di studiare la parete, la sua vascolarizzazione, il movimento e le strutture circostanti in maniera non invasiva.

Non sono quindi necessariamente esami concorrenti.

Spesso sono complementari.

E rispetto alla TAC e alla risonanza?

Anche qui dipende dalla domanda.

La TAC offre una valutazione molto ampia e rapida dell'addome ed è fondamentale in numerose situazioni acute, ma utilizza radiazioni ionizzanti.

La risonanza magnetica, in particolare l'enterografia RM, permette uno studio molto approfondito dell'intestino senza radiazioni, ma richiede più tempo, preparazione e disponibilità.

L'ecografia ha invece alcuni vantaggi molto pratici:

Nelle IBD, proprio la possibilità di ripetere IUS o risonanza senza esposizione cumulativa alle radiazioni rappresenta un vantaggio importante nel follow-up di una malattia cronica.

Bisogna essere a digiuno?

Non necessariamente.

Le linee guida ECCO-ESGAR-ESP-IBUS del 2025 specificano che il digiuno normalmente non è indispensabile per eseguire l'IUS. In alcuni protocolli si utilizzano comunque alcune ore di digiuno per standardizzare l'esame e ridurre variabili legate a contenuto intestinale, flusso e peristalsi.

Non serve invece la preparazione intestinale utilizzata per una colonscopia.

E nella normale ecografia intestinale non è necessario bere litri di soluzione per pulire l'intestino.

Esistono tecniche particolari con contrasto orale, ma sono riservate a indicazioni specifiche e non rappresentano la normale modalità di esecuzione dell'esame.

Allora perché non viene fatta sempre?

Perché l'ecografia intestinale ha anche un limite importante:

è fortemente dipendente dall'operatore.

Bisogna sapere dove cercare.

Bisogna seguire sistematicamente i diversi segmenti intestinali.

Bisogna riconoscere la parete normale e quella patologica.

Bisogna utilizzare correttamente sonde a diversa frequenza e impostazioni Doppler appropriate.

E bisogna soprattutto conoscere i limiti di ciò che stiamo vedendo.

Le raccomandazioni internazionali sottolineano infatti la necessità di formazione specifica per l'IUS.

Questo, però, non significa che l'esame sia arbitrario.

Significa che, come molte altre applicazioni dell'ecografia, richiede esperienza, metodo e standardizzazione.

Una frase da dimenticare

«L'intestino è pieno d'aria, quindi con l'ecografia non si vede.»

Meglio dire:

l'aria può limitare l'esame, ma molte parti dell'intestino possono essere studiate ecograficamente e, in alcune patologie, le informazioni ottenute sono clinicamente molto importanti.

L'altra frase da evitare è l'opposto:

«Con l'ecografia intestinale possiamo vedere tutto.»

Nemmeno questo è vero.

In breve

Con l'ecografia intestinale possiamo studiare:

spessore della parete, stratificazione, vascolarizzazione, peristalsi, comprimibilità e tessuti circostanti.

Possiamo inoltre cercare, in contesti appropriati, segni di infiammazione e alcune complicanze.

Il suo ruolo è particolarmente consolidato nelle malattie infiammatorie croniche intestinali, dove può essere utilizzata anche per monitorare nel tempo l'attività della malattia e la risposta alla terapia senza esposizione a radiazioni.

Ma non sostituisce automaticamente colonscopia, TAC o risonanza magnetica.

Per questo, quando un paziente mi chiede:

«Con l'ecografia riesce a vedere anche l'intestino?»

la mia risposta è:

«Sì. Ma la domanda ancora più importante è: che cosa stiamo cercando?»

Perché il valore di un'ecografia non dipende dal tentativo di guardare tutto.

Dipende dalla capacità di utilizzare ciò che vediamo per rispondere a una domanda clinica precisa.

Riferimenti

Hai sintomi intestinali o un dubbio su un esame?Una valutazione clinica aiuta a capire se l'ecografia intestinale è l'esame adatto alla domanda da chiarire.
PRENOTA UNA VISITA
Dr. Eyal Hayden
Dr. Eyal HaydenSpecialista in Medicina Interna ed Ecografia Diagnostica. Titolare dell'Ambulatorio Internistico ed Ecografico di Casorate Primo (PV).