Home/Dietro la sonda/Come funziona l'ecografia
COME FUNZIONA L'ECOGRAFIA

Come fa una sonda a vedere dentro il corpo?

Dr. Eyal Hayden·28 agosto 2026·8 min di lettura
Una sonda invia ultrasuoni nei tessuti e riceve gli echi con cui si forma l'immagine ecografica

Non fotografa ciò che c'è sotto la pelle e non utilizza radiazioni. Invia onde sonore che non possiamo sentire e ascolta gli echi che tornano indietro. Da questi segnali nasce l'immagine ecografica.

Durante un'ecografia vediamo sullo schermo fegato, reni, tiroide, vasi sanguigni e molte altre strutture. La cosa può sembrare quasi ovvia: appoggio la sonda sulla pelle e sul monitor compare ciò che si trova sotto.

Ma come fa realmente una sonda a “vedere” dentro il corpo?

La risposta è interessante perché, in realtà, la sonda non vede nulla. Fa qualcosa di più simile ad ascoltare.

Tutto comincia da un suono che non possiamo sentire

Il suono è una vibrazione che si propaga attraverso un mezzo. Anche gli ultrasuoni sono onde sonore. La differenza è la loro frequenza: sono troppo alte perché l'orecchio umano possa percepirle.

Durante un'ecografia, la sonda genera impulsi ultrasonori e li invia all'interno del corpo. Quando incontrano il confine tra strutture con caratteristiche acustiche differenti, una parte dell'energia prosegue e una parte viene riflessa verso la sonda. È questa parte che torna indietro che chiamiamo eco.

La sonda prima parla e poi ascolta

La sonda invia un impulso → aspetta → riceve gli echi → invia un altro impulso → ascolta nuovamente.

All'interno della sonda ci sono elementi capaci di trasformare energia elettrica in vibrazioni meccaniche e di fare anche il percorso contrario. Quando ricevono un impulso elettrico, producono ultrasuoni. Quando gli ultrasuoni riflessi ritornano, vengono trasformati nuovamente in segnali elettrici.

Questo meccanismo si basa sull'effetto piezoelettrico. Il nome è complicato; il concetto molto meno:

energia elettrica → ultrasuoni → eco → segnale elettrico → immagine

Come fa l'ecografo a sapere quanto è profonda una struttura?

L'ecografo sa quando ha inviato l'impulso e misura quanto tempo impiega l'eco a tornare. Se ritorna rapidamente, proviene da qualcosa vicino alla sonda; se impiega più tempo, la struttura è più profonda.

Conoscendo la velocità approssimativa degli ultrasuoni nei tessuti molli — circa 1540 metri al secondo — l'apparecchio trasforma un tempo piccolissimo in una distanza.

Facciamo due conti

Se un impulso impiega circa 130 microsecondi per partire, raggiungere una struttura e tornare, il suono percorre circa 20 centimetri. Ma ha fatto andata e ritorno: la struttura si trova quindi a circa 10 centimetri dalla sonda.

Perché alcune cose sono bianche e altre nere?

Non tutti gli echi tornano con la stessa intensità. Alcune strutture riflettono molti ultrasuoni, altre pochi, altre quasi nessuno. L'ecografo traduce la quantità di eco ricevuta in tonalità di grigio: un segnale intenso appare più chiaro, uno debole più scuro.

Quando quasi nessun eco ritorna, la struttura può apparire nera. È quello che accade con molti liquidi semplici, come il contenuto di una cisti.

Se funziona con il suono, perché serve il gel?

Tra sonda e pelle rimarrebbero piccoli strati d'aria, che ostacolano fortemente gli ultrasuoni. Il gel elimina l'aria e crea un contatto acustico efficace. Non è un farmaco: è un ponte tra sonda e corpo.

Perché allora non possiamo vedere tutto?

Gli ultrasuoni non attraversano tutti i materiali nello stesso modo. L'aria e l'osso rappresentano due importanti ostacoli. Il gas intestinale può nascondere strutture più profonde; l'osso riflette e attenua gli ultrasuoni, impedendo normalmente di osservare ciò che si trova dietro.

È uno dei motivi per cui l'ecografia è eccellente per alcune domande diagnostiche e poco adatta ad altre. Non esiste una metodica che “vede tutto”.

La frequenza cambia quello che possiamo vedere

Per una struttura superficiale, come la tiroide, si usano frequenze relativamente elevate: danno immagini molto dettagliate, ma penetrano meno. Per gli organi profondi dell'addome si usano frequenze più basse, che raggiungono profondità maggiori sacrificando parte della risoluzione.

più dettaglio ↔ meno profondità
più profondità ↔ meno dettaglio

L'immagine ecografica non è una fotografia

Quello che vediamo è una rappresentazione costruita dall'ecografo a partire dal comportamento degli ultrasuoni nei tessuti. L'apparecchio fa alcune assunzioni sulla velocità, la provenienza e il percorso degli echi.

In alcune situazioni queste assunzioni producono immagini che non corrispondono a una vera struttura anatomica: sono gli artefatti ecografici. Alcuni, però, diventano informazioni utili per capire che cosa stiamo osservando.

Ecco perché l'operatore conta così tanto

Durante l'esame scelgo la sonda e la frequenza, inclino e ruoto continuamente il trasduttore, modifico profondità, guadagno e fuoco, e chiedo al paziente di respirare o cambiare posizione quando serve una finestra acustica migliore.

Soprattutto, devo distinguere una struttura reale da ciò che può essere prodotto dal modo in cui gli ultrasuoni interagiscono con il corpo. L'immagine sul monitor è soltanto l'ultima parte di un processo molto più complesso.

La sonda non fotografa: invia, ascolta, misura, ricostruisce. Poi sta all'operatore interpretare.

In breve

La sonda invia impulsi di ultrasuoni e registra gli echi che ritornano dai tessuti. Dal tempo impiegato dall'eco ricava la profondità; dall'intensità ricava informazioni che vengono tradotte nelle tonalità dell'immagine.

Ripetendo questo processo moltissime volte, l'ecografo costruisce in tempo reale ciò che vediamo sul monitor.

inviare → ascoltare → misurare → ricostruire → interpretare

Ed è soprattutto l'ultima parola a spiegare perché, anche con apparecchiature sempre più sofisticate, dietro la sonda continua a esserci un operatore.

Hai bisogno di un'ecografia?L'esame viene integrato con il quesito clinico e interpretato nel contesto della persona.
PRENOTA UNA VISITA
Dr. Eyal Hayden
Dr. Eyal HaydenSpecialista in Medicina Interna ed Ecografia Diagnostica. Titolare dell'Ambulatorio Internistico ed Ecografico di Casorate Primo (PV).